Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917-1918

Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917-1918

Di salmastro e di terra
è il tuo sguardo. Un giorno
hai stillato di mare.
Ci sono state piante
al tuo fianco, calde,
sanno ancora di te.
L’agave e l’oleandro.
Tutto chiudi negli occhi.
Di salmastro e di terra
hai le vene, il fiato.
Bava di vento caldo,
ombre di solleone ‒
tutto chiudi in te.
(…)
Cogli
come la terra gli urti,
e ne fai vita, fiato
che carezza, silenzio.
Sei riarsa come il mare,
come un frutto di scoglio,
e non dici parole
e nessuno ti parla.

Cesare Pavese, da La terra e la morte 

Vilém Reichmann

Vilém Reichmann

Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.

Pier Paolo Pasolini

Queste cose terrestri
che scoppiano tra i piedi come rose
le raccatti ammirato le porti
ai più alti ripiani
e perdi il lume degli occhi
non vedi
le altissime cose
cadute in frantumi.

B. Cattafi, Queste cose terrestri

Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d’esistere.

(…)

Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice (da Le ceneri di Gramsci)

prendersi per il culo, nunc et semper

prendersi per il culo, nunc et semper

Valerie Hegarty, Woman in white (2012)

Valerie Hegarty, Flower Frenzy (2012)

Valerie Hegarty, Flower Frenzy (2012)

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche.
(…)

Mariangela Gualtieri

(…)
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s’affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza.

E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m’avvicini.

A. Zanzotto, Così siamo (da IX Ecloghe)

"Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelleore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene abere, e io a lui mi attacco, come un vegetaleche si mangia la luce.”
Mariangela Gualtieri

"Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle
ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a
bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale
che si mangia la luce.

Mariangela Gualtieri

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non proverei ad essere tanto perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più stupido di quanto sono stato,
di fatto prenderei molte poche cose con serietà.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in luoghi in cui non sono mai andato,
mangerei più gelati e meno zuppe,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente
e produttivamente ogni minuto della loro vita;
certo ho avuto anche momenti di allegria.
Però se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera,
e continuerei ad andare scalzo
fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri col cavallo,
contemplerei più albe
e giocherei con più bambini,
se avessi un’altra volta la vita avanti a me.
Però è tardi, ho 90 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges, Istanti

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Pier Paolo Pasolini, Supplica a mia madre

Katsushika Hokusai